Sullo stato di abbandono e di degrado dell’Oasi protezionistica di Capo Feto, nonostante la riqualificazione ambientale effettuata con il noto progetto Life Natura finanziato dall’Ue, è stato scritto di tutto e di più. Dagli atti di bracconaggio, alla presenza di cani, al deposito di rifiuti, al kite surf, al motocross, all’auto e al ciclocross che gravano sulla palude e, più in generale, in molte delle aree naturali protette siciliane, non si è smesso mai di scrivere. Come se tutto ciò non bastasse, quest’anno, un’altra attività, la raccolta di uova di uccelli nidificanti, molto probabilmente, ha colpito l’area tutelata. La raccolta delle uova di uccelli, cosa che una volta avveniva per l’alimentazione o per il collezionismo, ormai è pratica vietata a livello globale e, se è vero, come è vero, che le altre pratiche incidono negativamente sul transito e sulla sosta, specialmente nei periodi migratori, è altrettanto vero che la raccolta delle uova od anche di pulcini può avere conseguenze sulla conservazione delle specie, specialmente se a rischio d’estinzione o se trattasi di specie che, per la conservazione, necessitano delle cooperazione internazionale. Capo Feto, stazione d’elezione in Sicilia sud occidentale per il transito, la sosta e lo svernamento degli uccelli migratori acquatici, è importante anche per la nidificazione del cavaliere d’Italia, del fratino e del fraticello, uccelli protetti, compresi nell’Allegato 1 della Direttiva 79/409CEE. Il cavaliere d’Italia non risulta specie a rischio, ma a Capo Feto, ogni anno, perde molte nidiate in conseguenza della pressione antropica incontrollata. La corrente stagione riproduttiva si prospettava tra le più favorevoli per il Caradriforme, dato che molte più coppie, rispetto allo scorso anno, si erano insediate negli acquitrini della palude per nidificare. Nella sola gorga adiacente al sentiero che introduce alla zona umida, una delle più esposte al disturbo, là dove ha nidificato non più di una coppia, quest’anno ben quattro chiocce sono state rilevate, intente a covare.

Capo Feto: le quattro chiocce intente a covare nella prima gorga alla sinistra dell’ingresso alla palude. Sullo sfondo a sinistra notasi un fischione maschio.

Poco più avanti, sulla fanghiglia emergente dagli specchi d’acqua limitrofi alla nota Casa dell’Acqua (ex edificio della Bonifica), a titolo dimostrativo della bontà stagionale, ancora altre tre chiocce accovacciate.

Capo Feto: una delle altre tre chiocce nidificanti nelle gorghe prossime alla Casa dell’Acqua.

Lo scorso anno, però, in detti siti riproduttivi, già dalla seconda decade di maggio si notavano i primi pulcini che inducevano gli adulti ad alzarsi in volo, con fare aggressivo (il cavaliere d’Italia è tra i più abili in questo ruolo), per allontanare gli untrusi. Quest’anno non solo non si sono visti pulcini, ma proprio dopo il 15 di maggio la maggior parte dei riproduttori non era più sui nidi. La mattina del 26, nel corso del rilevamento delle poche coppie rimaste a riprodursi in altre parti della palude, ho notato tre persone intente a cercare nelle parti emerse degli acquitrini in cui erano scomparsi nidi e coppie. Una di queste persone, mentre le altre due si mettevano a perlustrare in bicicletta e in motoretta, si spostava e continuava a cercare nella gorga Politano (dal nome dell’ing. che l’ha progetta nel corso del Life), là dove c’erano ancora altre due coppie nidificanti. Quella persona era palesemente alla ricerca di uova (i pulcini di cavaliere d’Italia sono nidifughi e richiedono un’altra cerca) in quanto si chinava e riponeva qualcosa in un contenitore.

Capo Feto, 26/5/2021: l’uomo intento alla raccolta ripreso con tele 500 mm.

Movimenti che ha eseguito subito dopo essersi avvicinato troppo ad uno dei nidi, al punto da costringere la chioccia ad involarsi. Mente a distanza seguivo la scena con fotocamere e obiettivi diversi, istintivamente, ho lanciato un grido d’allarme che ha indotto quella persona ad allontanarsi, percorrendo parti irraggiungibili della palude

La stessa persona che si allontana dopo il mio grido.

Capo Feto, quotidianamente, specialmente lungo la parte litoranea, è frequentato da chicchessia, ma nessuno a piedi, se non pochi naturalisti, se non i soliti conduttori di pecore o molto più raramente qualche extra comunitario, è stato visto nel cuore della palude. Come, lungo la spiaggia, non si erano mai visti cartelli invitanti chicchessia a fotografare “uova di fratino” (altro Caradriforme nidificante a Capo Feto) e a comunicarlo ad un preciso indirizzo (come da pezzo precedente “Capo Feto a Ferro e a Fuoco”).

Uno dei fratini che ha nidificato quest’anno a Capo Feto.

Quest’anno, ironia della sorte, l’11 di aprile, la spiaggia di Capo Feto è stata costellata di detti cartelli che possono accendere la fantasia di chi frequenta Capo Feto per fini diversi dalla “ricerca scientifica”. Guarda caso, proprio l’11/4, come da altra documentazione fotografica realizzata, sembra essere scattata la ricerca di uccelli nidificanti, con l’ausilio anche di cani da caccia. Povero patrimonio naturale siciliano sempre più esposto a rischi per la mancanza, essenzialmente, di un movimento ambientalista credibile e non politicizzato.

Spiaggia di Capo Feto: cani da caccia (setter – pointer – setter) lanciati alla ricerca di uccelli di ripa nidificanti.
Capo Feto, Gorga della Tonnara o Salinella: fossetta (nido) di fraticello con uova e orme di cane allontanato dalla chioccia che ha simulato di essere inabile al volo.