L’esemplare di testuggine palustre ritrovato nella palude di Capo Feto.

La testuggine palustre europea, Emys orbicularis, a Capo Feto, considerato il livello idrico ridotto dei canali della bonifica, degli stagni e delle gorghe, fino agli anni Ottanta, lasciava registrare frequenti avvistamenti ed anche catture. Il biotopo, infatti, non ha mai goduto di vera protezione, nonostante fosse già classificato “Parco Naturale”, con decreto del Presidente della Regione (Angelo Bonfiglio), n.133 del 29/XI/1977, e Oasi di Protezione e Rifugio della Fauna, delibera n. 3069 del 21/X/1976, firmata l’8/III/1977 dall’Assessore regionale per l’Agricoltura e Foreste, On. Giuseppe Aleppo. Il rettile successivamente si è reso sempre più raro e agli inizi degli anni Novanta una trentina di individui sono stati raccolti, intorpiditi, tra il fango che un escavatore stava ammucchiando nel corso di una pulizia del canale maggiore della bonifica o Canale di Corleo. Gli esemplari, lavati e immersi in un mastello, li abbiamo subito liberati nei Gorghi Tondi (il lago Preola e il gorgo Murana in quel periodo sono andati incontro a prosciugamento per la siccità prolungata) che non erano ancora riserva naturale. Il trasferimento è stato ritenuto necessario dato che l’habitat di Capo Feto aveva subito un’evidente alterazione, anche se temporanea, e i soggetti raccolti se fossero stati liberati negli acquitrini prossimi ai canali potevano andare incontro a maggiori rischi. A Capo Feto dagli anni Novanta, comunque, non sono stati più rilevati esemplari di testuggine palustre europea, tant’è che l’ing. Edoardo Politano, coordinatore del progetto Life Natura per la riqualificazione ambientale del biotopo, ha voluto a Mazara del Vallo, Luica Luiselli, erpetologo di fama internazionale, per lo studio e la ricerca della specie in loco. E’ stato un anno intenso di ricerca quello tra il 2001 e il 2002 che, oltre al prof. Luiselli che attuò anche una serie d’interventi con l’ausilio di apposite trappole, impegnò lo stesso Politano, l’attuale prof. (UNIPA) Massimiliano Di Vittorio, il naturalista di fama internazionale Fabio Perco, redattore tra l’altro del “Piano di Gestione” del Parco, il sottoscritto e il naturalista mazarese Pietro Palermo.

L’indimenticabile naturalista mazarese Pietro Palermo intento, nel corso dell’attuazione del progetto Life Natura, ad isolare un nido di fratino, esposto al calpestio del gregge che gravitava e continua a gravitare (con i cani al seguito) nella palude.

Nonostante la ricerca, condotta in ogni angolo della zona umida, non è stato nè visto, nè catturato esemplare alcuno per cui, il prof. Luiselli, nel 2006, nel corso del workshop di comunicazione dei risultati del progetto Life, nell’accennare alla testuggine palustre, ha dichiarato: “Tra le specie più importanti vanno segnalate Emys orbicularis, storicamente comune ma ormai praticamente estinta“, come da pubblicazione n. 10 del 2006 a cura dell’IRMA-CNR di Mazara.

La ricerca, anche se non assidua come nell’accennato periodo del Life, è continuata, ma la testuggine palustre non è stata mai più ritrovata. In questo periodo attendo il ritorno dell’anatra marmorizzata (Marmaronetta angustirostris), dispersa a Mazara dal 2014 e seguo la nidificazione di alcune specie ornitiche, tra cui la gallinella d’acqua (Gallinula chloropus), nidificante a Capo Feto, specie molto criptica che però si lascia osservare, con opportuni accorgimenti, più facilmente nella palude. Mercoledì 5/V/2021 sono stato a Capo Feto per la ricerca della coppia che annualmente si lascia osservare con la nidiata al seguito.

Coppia di gallinella d’acqua con nidiata a Capo Feto.

Le femmine sono intente ancora a covare per cui, con l’auto (saputa usare è il migliore capanno mobile esistente), mentre osservavo e fotografavo un esemplare maschio,

L’esemplare maschio di gallinella d’acqua che mi ha agevolato nel ritrovamento della testuggine palustre a Capo Feto.

tra un mucchio di pietre che affioravano dall’acqua ho notato un oggetto strano. Il cielo era coperto e piovigginava a tratti, scendeva la classica pioggerellina di maggio, per cui la visibilità ridotta mi ha costretto a mettere mani al binocolo. Sono stati momenti di grande emozione, visto che l’oggetto strano, che si mimetizzava perfettamente con le pietre, era la testuggine palustre, scomparsa da trent’anni dalla palude. Con l’auto ho iniziato la manovra di avvicinamento e, giunto alla distanza idonea alla ripresa con tele 200mm., ho immortalato l’esemplare che, anch’esso incredulo, ha rivolto lo sguardo all’obiettivo (come da foto d’apertura) prima che si dileguasse nella vicina tana, intimorito dagli scatti della macchina fotografica. L’idonea, vera protezione di Capo Feto, consentirebbe a tutti i mazaresi e agli stranieri visitatori di godere di questi spettacoli che la natura continua ad offrire.

P. s. Volutamente non ho fatto riferimento alla Emys trinacris (testuggine palustre ritenuta dell’Italia meridionale) dato che per me attiene ad un’altra storia (più che ad altra specie) che ho commentato, con documentazione fotografica a corredo, il 23 giugno del 2007 sul quindicinale “Il Vomere”.