Il 2 febbraio del 1971, “….considerando le funzioni ecologiche fondamentali delle zone umide…. Convinti che le zone umide costituiscono una risorsa di grande valore ecologico, culturale, scientifico e ricreativo, la cui perdita sarebbe irreparabile…. Desiderando arrestare ora e per l’avvenire la progressiva invasione da parte dell’uomo….Riconoscendo che gli uccelli acquatici, nel periodo delle migrazioni stagionali, possono attraversare le frontiere così da dover essere considerati come risorsa internazionale….Essendo persuasi che la tutela delle zone umide….può essere assicurata mediante….una azione internazionale coordinata”, in Iran a Ramsar, è stata sottoscritta la famosa “Convenzione per le Zone Umide d’importanza Internazionale”, ai fini anche della “Conservazione” dell’”Avifauna acquatica”. Il 13 marzo 1976, nel corso del V Governo Moro, il Presidente Giovanni Leone, con D.P.R. n. 448, ha dato “Piena ed intera esecuzione alla Convenzione”. A titolo di cronaca, visto che a Mazara una figura istituzionale ne ha messo in dubbio una delle parti più salienti, asserendo che la Laguna di Tonnarella (Colmata B) non è da prendere in considerazione dato che è zona umida “artificiale”, vale la pena riportare anche passaggi dell’Art. 1: “Si intendono per zone umide le paludi e gli acquitrini, le torbe oppure i bacini, naturali o artificiali, permanenti o temporanei….”; fermo restando che lo sviluppo di habitat e di biocenosi è sempre frutto di madre natura; fermo il fatto che gli uccelli acquatici, ecologicamente, “dipendono” comunque dalle zone umide, come da comma 2, Art. 1. Per essere accolte nel “Ramsar Bureau”, sotto l’egida dell’UNESCO, le zone umide debbono assolvere a determinati parametri che non tutte hanno. Le “Zone Umide del Mazarese”, benchè’ abbandonate, poco estese e frammentate, per la loro posizione geografica, sono risultate idonee per l’inclusione. A nessuno degli ambientalisti, a nessuno dei mazaresi è, però, balenata l’idea di dimostrare la loro importanza per farle riconoscere d’importanza internazionale (Ramsar). C’è voluto un ingegnere piemontese, Edoardo Politano, titolare allora del “Demetra Studi Ambientali” che, messo piede a Capo Feto, intorno al 2000, ne è rimasto subito attratto e si è prodigato affinchè le nostre zone divenissero d’importanza internazionale. Il 6 luglio 2007, dopo un incontro con l’Assessore all’ambiente del Comune di Campobello di Mazara, venne a trovarmi al Pantano Leone e rimasto allibito della straordinaria presenza di morette tabaccate, di fistioni turchi, del mignattaio nidificante (circa 10 coppie nidificanti in tutta Italia), di cavalieri d’italia, fissandomi negli occhi, mi disse: “preparami una relazione per fare includere queste zone tra quelle Ramsar”. Gli confezionai uno studio di 78 pagine e lui, da tecnico consapevole e convinto, cercò subito il consenso politico per fare andare avanti il progetto. In quel periodo, assessore provinciale all’ambiente, fortunatamente, era l’ematologo, dott. Enzo Leone, castelvetranese di grande sensibilità, che non esitò a sottoscrivere la “richiesta di istituzione”, come da nota allegata.

Il dott. Aldo Cosentino, dirigente generale del Ministero dell’Ambiente, e il prof. Giampaolo Rallo di Mestre, consulente ministeriale, convinsero il Ministro Stefania Prestigiacomo a firmare il decreto di riconoscimento. Sarebbe spettato agli amministratori pubblici locali valorizzare e vigilare su queste zone, ma la maggior parte di loro, nel profondo sud d’Europa, purtroppo, si sono sempre interessati poco del patrimonio naturale. Quest’anno la zona Covid arancione non ha permesso di uscire dalla residenza comunale per cui la ricorrenza è stata celebrata lungo i confini della riserva Preola, nella Laguna di Tonnarella e a Capo Feto. Nella riserva le solite criticità: depositi di spazzatura ovunque, motocross, ciclocross, trattori;

Deposito di rifiuti lungo la strada che costeggia il Gorgo Murana della riserva naturale L. Pereola e G. Tondi.
all’inizio di febbraio parte dei rifiuti sono stati rimossi dal Comune, ma un trattore operante sulla sponda sud-est del Gorgo Murana ha allontanato tutti gli anatidi.

stessa cosa a Capo Feto, con gli agricoltori che, indisturbati, continuano ad addentrarsi nelle parti nord della palude per impiantare vigneti, con i kiters che lasciano i segni della loro presenza nelle parti più sensibili della zona umida.

Capo Feto: striscioni pubblicitari divelti dal vento, abbandonati dai kiters sul cordone dunale antistante alla Gorga del Lanternino.

Pochi uccelli acquatici rispetto agli altri anni, niente specie particolari per cui pochi scatti fotografici per riprendere il solito degrado. Meno male che non distante da Capo Feto c’è la Laguna di Tonnarella. Qui la presenza di spatole e di tante altre specie d’uccelli, con un beccaccino che si è lasciato fotografare mentre beccava uova di formiche sotto l’insegna del vicino circolo l’ “Approdo”, ha compensato gli scatti di rabbia con scatti di speranza dato che le buone leggi a tutela del patrimonio naturale ci sono. Basterebbe farle rispettare.

Spatola sulla Laguna di Tonnarella.
Primo piano del beccaccino in pastura nei pressi della recinzione del circolo l’Approdo.
Il beccaccino mentre becca uova di formica.
Tratto di mare tra la Laguna e la diga foranea del porto nuovo: beccapesci in picchiata, ripreso controsole.
Conclusione della picchiata. Regalo della Laguna di Tonnarella nella giornata delle Zone Ramsar.

Le riprese di uccelli (escluso il beccaccino sotto l’insegna “L’ Approdo) sono state eseguite con fotocamera Nikon D60 e teleobiettivo 500/f8 Samyang (manuale).