Il 2018 per i cittadini mazaresi più sensibili alla salvaguardia del loro territorio e più consapevoli dello stato di degrado del patrimonio naturale della Sicilia sud – occidentale è stato un anno di grande speranza. Il 22 dicembre di quell’anno, con l’approssimarsi delle elezioni comunali mazaresi, un gruppetto di detti cittadini sono stati avvicinati da un candidato che ha chiesto loro un “Piano” per il recupero e per la valorizzazione (nel caso di sue elezioni) del territorio mazarese sottoposto a tutela ambientale. E’ noto che il Comune di Mazara del Vallo ha ceduto buona parte del suo territorio ai Comuni di Campobello di Mazara e di Petrosino e le “Sciare di Mazara”, ZSC  ITA010005 e ZPS ITA010031, comprendono sia quelle della piana di S. Nicola di Mazara, sia quelle della Campana di Campobello.

La palude di Capo Feto, nella Rete Ecologica Natura 2000, figura come un tutt’uno con i Margi Spanò che sono nella giurisdizione del Comune di Petrosino. Sono tutti, infatti, nella ZSC e ZPS ITA010006. Tra le zone umide del  mazarese e le zone umide di Castelvetrano (le più note, diga Trinità, foce del Modione e foce del Belice), ferma restando la vicinanza territoriale, si svolge un intenso scambio di  avifauna. In ragione delle comunioni territoriali tra Mazara del Vallo, Petrosino, Campobello di Mazara e Castelvetrano e per certi versi delle affinità ecologiche, comprese le criticità che incombono sui reciproci habitat e biocenosi, si è ritenuto che  consorziarli e mettere in rete le loro aree naturali più importanti sia l’opzione migliore.

L’immondizia è criticità comune delle aree naturali della Sicilia sud-occidentale (protette e non protette). Un ratto si avvicina ai sacchi di rifiuti abbandonati tra il lungomare Fata Morgana di Mazara del Vallo e la Laguna di Tonnarella.
Il ratto si appresta a scalare e ad intrufolarsi nel sacco di rifiuti.

E’ stato redatto, pertanto, e consegnato al candidato alle elezioni comunali, un “piano” per la costituzione di un “Parco Naturale Intercomunale” in cui il Comune di Mazara del Vallo figura come capofila. E’ stato altresì proposto il toponimo di “Parco Naturale Intercomunale della Val di Mazara”, considerati anche i connotati storico-geografici. La costituzione del parco intercomunale, possibile in virtù della L. 8/6/1990, n. 142, anche se il progetto dovrà essere approvato dal Presidente della Giunta regionale, impegnerebbe gli amministratori comunali in prima persona. Il progetto di attuazione deve contenere accurate analisi territoriali dei rispettivi Comuni, stabilire gli obiettivi da raggiungere, con i programmi di gestione e le norme di attuazione.

La zonizzazione di un parco intercomunale se operata da personale locale competente può risultare più idonea ed efficace della zonizzazione di una “riserva naturale regionale”. Per i parchi, infatti, la zonizzazione (stabilita da legge regionale) è chiara ed inequivocabile, mentre non altrettanto può dirsi per le riserve naturali in cui le zone “B” di riserva generale vengono confuse con le aree di “pre-riserva”. I Parchi Naturali comunali o intercomunali, per legge, non possono sovrapporsi ai parchi o alle riserve regionali, ma la stessa legge regionale, per le aree di pre-riserva delle riserve, stabilisce che i Comuni, singoli o associati, entro 180 gg. dalla data del decreto istitutivo o dell’approvazione del regolamento, debbono adottare “piani di utilizzazione”. Cosa che, dal 1988, nessun Comune siciliano ha fatto dato che la pre-riserva, come accennato, dai più è scambiata per zona “B”, ovvero per l’area di riserva generale, gestita anch’essa da altri “enti”.

Fino al 2012, i Comuni infatti erano esclusi (nella pratica figurano ancora esclusi) dalla gestione delle riserve naturali della Regione. Con l’istituzione del Parco Intercomunale andrebbe chiarita anche questa discrasia, visto che a Mazara del Vallo c’è una delle poche riserve naturali integrali siciliane, di straordinaria valenza ecologica, considerata anche la posizione geografica, ma l’area, togliendo le parti allagate, sembra più pre-riserva che riserva, dato che le zone “B” sembrano sfuggire alle cure del Comune e del gestore. Le aggressioni del passato hanno certamente pesato sullo stato di conservazione della riserva , ma il fatto che le zone “B” siano state immaginate come aree di pre-riserva, ha continuato ad incidere negativamente su tutta l’area naturale protetta che, infatti, non versa in condizioni migliori di Capo Feto.

I rifiuti, criticità comune a tutte le ns. aree naturali, depositati in zona “B” (possono capitare anche nelle zone “A”) della riserva naturale integrale del Lago Preola.

Il candidato alle elezioni comunali, purtroppo, è stato eletto, facendo perdere traccia della sua gentilezza e del suo interesse per l’ecologia. Se fosse rimasto comune cittadino, probabilmente, sarebbe stato meglio, avremmo continuato almeno a “parlare” di recupero e di valorizzazione del nostro patrimonio naturale.

L’ingresso alla R.N.O. Foce del Fiume Belice e Dune Limitrofe.
Cordone dunale della riserva Belice: la spazzatura è una delle criticità delle ns. aree naturali, più o meno protette, che allarma di più i cittadini. Permangono però ben altre criticità, legate sempre all’egoismo o all’ignoranza umana, che possono gravare di più sulle biocenosi.
Riproduttore di cardellino con giovane nato tra la vegetazione della Laguna di Tonnarella, zona umida che per l’ubicazione nella cinta urbana mazarese potrebbe essere il fiore all’occhiello del Parco Intercomunale della Val di Mazara.

Enzo Sciabica.