Manifestanti a Capo Feto – zona corridoio di lancio abusivo kite surf, pressi “Stazione di Vedetta”, da destra: Salvatore Surdo, Bruno Massa, E. Sciabica, Carlo Foderà, Davide Castelli, Enzo Pecunia, Fabio Lo Valvo, Silvio Manzo.

Durante lo scorso anno tre eventi, oltre al consueto stato di abbandono e di degrado, hanno interessato la palude costiera di Capo Feto. 1) – Il Comune con Deliberazione n. 132 del 23/7/2020 della Giunta municipale, per l’approvazione del Piano di Utilizzo del Demanio Marittimo, in ottemperanza della L. r. 3/2016, Art. 39, non ha potuto programmare per le parti demaniali dell’area protetta. 2) – La Commissione comunale per la VIncA, con Verbale 3/2020, del 14/10/2020, all’unanimità, ha espressoparere negativo” al progetto della società MAD di Palermo di trasformazione della vecchia “Stazione di Vedetta”, ubicata nella zona faro, a centro di accoglienza e di ristorazione. 3) – Le condizioni meteo del mese di novembre, con i forti venti del 4° quadrante, hanno riportato la parte litoranea est della palude quasi alle condizioni in cui si trovava fino agli anni ’70.

Come ai vecchi tempi il mare vorrebbe raggiungere la gorga della Tonnara che rimane separata dal materiale di riporto immesso dal Comune intorno al 1983. Materiale utilizzato per edificare la strada asfaltata (ceduta dopo qualche anno) in occasione dell’inaugurazione del metanodotto Algeria – Italia.
Resti della gorga della Tonnara e di un vecchio canale dell’ex bonifica nei pressi delle attrezzature del metanodotto là dove c’era la strada comunale asfaltata tra la gorga e il mare.

In riferimento alla prima evenienza, gli amministratori comunali mazaresi dimostrano di non essere ancora preparati nella cura e nella tutela del patrimonio naturale.

Il Comune, oltre all’incontrollato abbandono di rifiuti, al kite surf, al ciclocross, al motocross, all’autocross ed altre attività antropiche impattanti, sembra incentivare anche la presenza di cani che nella palude cacciano meglio dei bracconieri.
Stormo di pavoncelle che scappano al sopraggiungere dei cani.

Affidare, pertanto, a questi la gestione di aree demaniali, siano esse comprensive di parchi o di riserve, o no che però conservano aspetti paesaggistici e naturalistici di rilevanza, potrà rivelarsi come avere affidato la “pecora al lupo”. Non dimentichiamo che intorno al 2000, il giornalista Michele Santoro dedicò una puntata della trasmissione televisiva il “Raggio Rosso” all’abusivismo edilizio di Tonnarella, oltre che all’abusivismo di Tre Fontane e di Triscina. Non dimentichiamo che , oggi, la palude di Capo Feto potrebbe risultare “colmata” e sopraffatta da “insediamenti ricettivi” se nel 1977 non fosse intervenuta la Regione, ben rappresentata in quel periodo dall’On. Angelo Bonfiglio, che ha bocciato appunto le previsioni mazaresi di sconvolgere, con l’asfalto ed il cemento, le irripetibili qualità naturali dell’area. Non dimentichiamo le “colmate” previste ad occidente del porto per realizzare una serie di manufatti spesso incompatibili se non addirittura insignificanti, in quella parte della città che per i mazaresi potrebbe essere il fiore all’occhiello per l’accoglienza di turisti stranieri. Non sottovalutiamo la malafede, visto che proprio nella “Relazione Tecnica al PUDM“, approvata il 14/7/2020, si continuano a “nascondere” le qualità ecologiche della cosiddetta Colmata B“, nonostante il fatto che, apparentemente, ne sia stato preso atto, il 19/9/2019, nel corso di un tavolo tecnico e nonostante, sempre da parte della rappresentanza comunale, sia stato fatto buon viso alla previsione di riqualificazione ambientale di “livello” della nota zona marino-costiera. Capo Feto è anche “Parco Naturale” per i “caratteri ambientali, evidenziati da organismi nazionali ed internazionali“, come si può leggere nel D.P.R.S. 29/11/1977, n. 133/A, per cui gli amministratori comunali potranno compiere interventi a Capo Feto, non pregiudizievoli per gli habitat e per le specie animali e vegetali, ma dovranno passare sempre per gli Uffici preposti della Regione e per gli Organismi nazionali ed internazionali il cui interesse è solo quello di salvaguardare la palude.

In riferimento alla seconda evenienza, il progetto MAD per iniziare ad urbanizzare l’area protetta è stato respinto, ma ancor prima che la Commissione VIncA comunale si pronunziasse sulla “Relazione d’Incidenza Ambientale” della Società palermitana, l’opposizione ferma dell’Ass. ne Pro Capo Feto – Federazione Nazionale Pro Natura, l’opposizione di alcuni naturalisti che hanno manifestato sul posto, come da foto d’apertura, ha indotto il Ministero dell’Ambiente e l’ISPRA a prendere posizioni. L’edificio del vecchio faro, uno dei simboli di Capo Feto, ubicato là dove la MAD e l’ex IRMA-CNR di Mazara hanno immaginato sale ristoro e ombrelloni per bagnanti, è stato abbattuto, ma sulla rimanente parte del litorale rimangono le condizioni per la riproduzione del fratino, della cufuruna (Caretta caretta) e per il ricaccio anche di specie vegetali dell’Ammofileto, non appena sarà garantita protezione vera.

In riferimento alla terza evenienza, bisogna dire che le forti ponentate del mese di novembre scorso hanno dimostrato, come è scritto sul libro “Capo Feto”, pubblicato nel 2004, che la palude non era raggiungibile dalla parte litoranea est prima dell’interramento (vedere seconda e terza fotografia allegate) prodotto per consentire l’approdo e il passaggio del metanodotto.

Più Stato, più Europa, meno intrallazzi politico-affaristici locali, potranno favorire le condizioni affinchè Capo Feto torni come prima, meglio di prima. Cosa possibile se il pensiero di Ippocrate: “la natura va assecondata piuttosto che forzata e sovvertita“, troverà più credito specialmente tra le future generazioni.

Panoramica, mentre piove, della gorga della Tonnara (Capo Feto estrema parte est), notasi le attrezzature di supporto al metanodotto.
Gorga della Tonnara e all’orizzonte nave che deve scaricare al porto di Mazara componenti per torri eoliche che stanno devastando il paesaggio e le campagne del mazarese.
Gorga della Tonnara là dove, come ai vecchi tempi, il cielo e il mare, attrezzature metanodotto a parte, si fonderebbero con la palude.
Attrezzature metanodotto e più recenti torri eoliche alle spalle della gorga della Tonnara. Ma i Sindaci girano per il loro territorio?