(Parte II)

Riserva naturale Isole dello Stagnone, Vasche di S. Teodoro: fenicotteri rosa che scappano all’arrivo di un’automobile, di un autocarro, di pecore e cani. Normalità nelle riserve naturali siciliane.

Le due specie più conosciute di fenicottero, convivono perfettamente nelle zone umide dell’Africa orientale. Il maggiore, infatti, occupa le acque più alte, le più distanti dalle rive e a differenza del cugino minore, ruspa e setaccia la fanghiglia dei fondali che poi espelle con la lingua, attraverso le lamelle filtranti sistemate all’interno del becco. La sua alimentazione è , quindi, più varia perchè, oltre alle alghe, trattiene crostacei e molluschi, mai pesce, contrariamente a quanto si riteneva. Il minore che si mantiene più vicino alle rive in cui la salinità è più concentrata, non ruspa nei fondali, ma filtra l’acqua e trattiene essenzialmente le alghe che si rovano in sospensione. Sono le diatomee, alghe unicellulari, dette anche alghe silicee, ricche di carotenoidi che conferiscono il colore rosso porpora ai fenicotteri. Quando non dispongono di dette alghe, per non perdere il colore rosa, la dieta, specialmente nello stato di cattività, va integrata con crostacei, possibilmente della specie Artemia salina od anche con gamberetti rosa, Parapenaeus longirostris, od anche Plesionika narval, la varietà di gamberetto rosa dalle uova blu. Il corteggiamento del fenicottero, considerata la mole quasi umana, è straordinario. Una sorta di danza ritmata, accompagnata dal battito dei becchi, i colli tesi con gli sguardi fieri dei contendenti che si incrociano, quindi, i più intraprendenti, sganciandosi dal gruppo, raggiungono le acque più alte. Uno di loro, qui, spalanca le ali e dopo avere messo in mostra il contrasto dei colori, eseguito il cosiddetto “saluto d’ala” (chiusura lenta e cadenzata delle ali), accompagnato dalla pulitura delle penne e dal movimento finale della testa che va a sfiorare il dorso, dà inizio agli accoppiamenti. Il fenicottero maggiore depone da uno a due uova, il minore di solito uno e l’incubazione ha una durata di 30 – 32 giorni. Il 50% circa dei nati arriverà all’involo, mentre la maturità sessuale non viene raggiunta prima dei cinque anni. Nel nostro continente, sosta e si riproduce il fenicottero maggiore, Phoenicopeterus ruber roseus, e la foce del Rodano è sicuramente l’area più ricettiva dell’Europa occidentale. Per questo i francesi gli hanno messo a disposizione il parco della Camargue, splendida zona ad est di Marsiglia. Quando l’uccello, intorno al 1960, ha dato segni di volersene allontanare, gli stessi francesi, non hanno esitato a ripristinare l’habitat che era stato compromesso per effetto della dissalazione dell’acqua per destinarla alle vicine risaie. In Italia, gli stagni di Cagliari, rappresentano l’areale più importante per la specie che ha iniziato a nidificarvi nel 1993. Dal 1994 si riproduce anche in Toscana, Laguna di Orbetello, in Puglia, Saline Margherita di Savoia, in Emilia Romagna, Valli di Comacchio. Dal 2015 nidifica anche in Sicilia, nelle saline di Priolo, ma lo status di conservazione della specie rimane pur sempre sfavorevole, SPEC 3, ovvero “specie con popolazione o areale non concentrati in Europa e con uno stato di conservazione sfavorevole”. Ha tentato di riprodursi allo Stagnone di Marsala, ma come da fotografia d’apertura dello scritto, il disturbo, benchè l’area sia riserva naturale, è indescrivibile. Frequenta le saline di Trapani e Paceco, anche queste protette dalla Regione, con un numero cospicuo d’individui, fino ad un migliaio nel corso dello stazionamento invernale, ma anche qui il disturbo è forte per cui, probabilmente, influirà sulla mancata nidificazione. Nelle zone umide del mazarese, il fenicottero è stato sempre migratore di passo scarso ed irregolare. Con la preclusione della caccia ai laghetti Preola e al Pantano Leone, pur permanendo gli atti di bracconaggio, dal 2002 lascia registrare periodi di stazionamento al Pantano Leone e al Gorgo Murana della riserva Preola. Dal 2011, nel numero tra cinquanta e cento individui, sverna tra la Laguna di Tonnarella, la palude di Capo Feto e i Margi Spanò. Grazie al fatto che la Laguna di Tonnarella è sempre allagata, il fenicottero vi si insedia sin dal mese d’agosto e inizia a compiere andirivieni solo quando le forti piogge di fine novembre, inizio di dicembre, non abbiano riattivato la Gorga della Tonnara, la Gorga dell’Abisso e la Gorga della Chiocciola di Capo Feto con i Margi Spanò di Petrosino. Nell’anno corrente, come da fotografia della prima parte di questo scritto, l’uccello è rimasto in laguna anche nel periodo riproduttivo. Lo stato di abbandono che si registra nelle zone umide del mazarese, oltre al disturbo, non è immaginabile per cui, pensare che il fenicottero possa qui riprodursi, rimane un sogno.

Parte di un gruppo di fenicotteri rosa a Margi Spanò. Notasi sullo sfondo la fattoria eolica. Possibile che gli amministratori comunali di questa parte della Sicilia non si rendano ancora conto dell’oltraggio che anche queste strutture arrecano al paesaggio e al patrimonio naturale?
Fenicotteri rosa in sosta al Pantano Leone dopo che lo stagno (perenne fino al 2010) è stato fatto prosciugare e lasciato governare dall’acqua piovana.
Pietro Palermo, ambientalista mazarese, venuto meno prematuramente, all’atto di raccogliere un fenicottero sparato a Capo Feto (Gorga dell’Abisso).
Laguna di Tonnarella: aironi cenerini in volo su gruppo di fenicotteri rosa. Il Comune non si è ancora espresso sul destino della zona umida che, come è noto, avrebbe voluto colmare con i fanghi dei dragaggi del porto.
Laguna di Tonnarella vista dalla Soprelevata ANAS. Sicura attrazione turistica, compresa dall’ANAS che ha evitato di colmarla, ma non dagli amministratori comunali.
Fenicottero in fuga da Capo Feto per il transito di ciclisti lungo il sentiero che costeggia l’acquitrino.