A Mazara del Vallo, nel corso della fase 2 dell’emergenza Coronavirus si è riacceso il dibattito sul pessimo stato di conservazione dell’Oasi Protezionistica, ZSC, ZPS, nonché Zona Ramsar di Capo Feto. L’Ass. ne Pro Capo Feto-F. N. Pro Natura, sicuramente tra le più competenti ed impegnate nella tutela vera della zona umida, ha diffuso un comunicato sull’argomento che è stato commentato da lettori più o meno consapevoli.  Tra i commenti meritano riscontro quello dell’ex vice sindaco, ex assessore Giovanni Quinci e quello il sig. Giancarlo Di Simone. Giovanni Quinci da ex amministratore comunale, consapevole dell’importanza del patrimonio naturale mazarese, oggetto tra l’altro di sussidi economici volti alla cura e quindi alla conservazione naturale, ha fatto notare che per la nota area protetta si sono spese solo “parole, parole” dopo l’esecuzione del progetto Life di riqualificazione ambientale. Chi gli può dare torto, visto che ad esaurimento dei fondi europei la Regione e i “livelli territoriali inferiori di governo” hanno lasciato perdere tutto? Anziché vigilare sull’opera di ripristino ambientale, come da impegno assunto con il Ministero dell’Ambiente e con la Commissione Ue preposta, l’hanno lasciata esposta ai vandali e a chi esibisce, solo a chiacchiere, rispetto per il patrimonio naturale. E’ vero che la ex Provincia, successivamente al Life, ha speso soldi per qualche intervento di pulizia dell’area, ma le pulizie senza la vigilanza e i controlli sembrano fatte solo  per fare lavorare le ditte incaricate. Se la Regione non cambia registro sul sistema di affidamento e di gestione del patrimonio naturale, i naturalisti, gli ambientalisti impegnati e gli ambientalisti dell’ultima ora, non possono che continuare a sprecare parole, parole… soprattutto per Capo Feto che si trova ad essere amministrato da due Assessorati regionali che non hanno mai trovato la quadra: L’Assessorato alle politiche agricole e comunitarie (ex Agricoltura e Foreste) e l’Assessorato territorio e ambiente.  Attenzione, comunque, a ritenere che l’ing. Vito De Simone, come da appunto dell’ex vice sindaco G. Qunci, nell’espletamento del Life, abbia delegato l’ex Provincia a gestire Capo Feto. L’ing. Vito De Simone, quale responsabile all’epoca dell’Ufficio comunale politiche comunitarie (il Life è stato finanziato soprattutto dall’ Ue), in assenza di dipendenti comunali preparati nella cura del patrimonio naturale, non ha fatto altro che affidarsi, per quanto attiene al profilo tecnico, alla locale sezione dell’IRMA – CNR. Alla Provincia è toccato, quindi, occuparsi della gestione finanziaria del progetto di riqualificazione ambientale. Per le diatribe tra l’ex Presidentessa della Provincia e l’ex Direttore della locale sezione del CNR si stavano addirittura perdendo le provvidenze economiche europee e dato che né l’ing. Vito De Simone, né l’ing. Vincenzo Marino (petrosileno originario progettista del Life) riuscivano a mediare efficacemente, l’ex Direttore del CNR, piemontese, pensò di convocare l’ing. Edoardo Politano (pure lui piemontese) per affidargli il “coordinamento” della fase esecutiva progettuale e l’onere di mediare con l’ex Presidentessa della Provincia. Operazione perfettamente riuscita dato che i fondi europei non si sono persi e Politano, con la sua preparazione e col suo carisma,  è riuscito a farsi approvare modifiche progettuali che hanno reso la palude perennemente allagata, com’era fino agli anni ’60. Politano, tra l’altro, ha chiesto ed ottenuto “carta bianca”, sia dalla Presidentessa della Provincia, sia da Direttore del CNR, per scegliere gli esperti da impiegare nello studio, con monitoraggio sul campo, dell’ecosistema palustre. Tra questi, non c’erano né esperti dipendenti della Provincia, né esperti dipendenti del Comune. Ciononostante  le Amministrazioni comunali che si sono susseguite nel tempo, le Commissioni comunali per l’ambiente che si sono avvicendate, meno una, nel trattare questioni tecniche che attengono al noto biotopo riqualificato e lasciato perdere, non hanno fanno altro che rivolgersi al dipendente dell’ex Provincia che passa come esperto delle aree protette gestite da quell’Ente. Le aree protette gestite dalla ex Provincia sono tre: Bosco di Alcamo, Isole dello Stagnone di Marsala e Foce del Fiume Belice. Tutte gestioni contestate da più parti per il discutibile modo di conduzione, tra queste però non c’è l’Oasi di Protezione e Rifugio della Fauna di Capo Feto che dovrebbe rientrare tra le competenze dell’U.O.3 provinciale (Rip. F/V) dell’Assessorato regionale alle politiche agricole, non c’è la ZSC e ZPS che, in mancanza di affidamento (oggi si parla più di affidare in gestione ZSC e ZPS piuttosto che istituire nuove riserve) è di competenza del Servizio 3 del Dipartimento regionale ambiente dell’ARTA. La presunta gestione di Capo Feto ad opera dell’ex Provincia si riduce al fatto che l’Ente, con i soldi  europei, comunali e in parte provinciali (per partenariato) ha curato la compravendita di alcuni terreni ricadenti nell’area protetta riqualificata. Cosa che automaticamente, per rispondere al sig. Di Simone Giancarlo, non porta alla titolarità della gestione tecnico-amministrativa dell’area protetta. Nella vicina riserva Lago Preola e Gorghi Tondi, tanto per fare un esempio, ci sono infatti molti proprietari, ma a cominciare dalla Regione che ha acquistato spezzoni di terreno, nessuno di essi è il gestore. Per questo e per ogni altro migliore motivo, l’Ass.ne Pro Capo Feto – Federazione Nazionale Pro Natura insiste con l’attuale Amministrazione comunale affinchè istituisca dei “tavoli tecnici” da aprire a tutti i portatori di interessi diffusi che conoscono e che da sempre si battono per la vera tutela di Capo Feto.

Portatori d’interessi, al di là dalle parole, alquanto noti presso l’Assessorato regionale Territorio e Ambiente e presso L’Assessorato regionale alle Politiche Agricole e Comunitarie (Rip. Faunistico Venatoria di Trapani).

Fuori da questa logica, se non per qualche abuso della politica basata sulla clientela (a Mazara sembra spadroneggiare), su Capo Feto e non solo su quest’area naturale protetta, oltre ai soldi, si continueranno a sprecare: parole, parole…., come ha detto l’ex vice sindaco di Mazara del Vallo, Giovanni Quinci.

                                                                                                   Enzo Sciabica.