Io marsalese, trapiantato a Mazara ho conosciuto per caso Girolamo Pietro Palermo, mazarese doc. Ero alla ricerca dell’Anatra marmorizzata che avevo rilevato per la seconda volta in vita mia nel mese di novembre del 1999 al Gorgo Lentini della riserva Preola.

Una mattina della primavera del 2000, giunto all’”Acqui Fitusi” (allora non avevo ancora pensato ad un nome per lo stagno campobellese), fui colpito dalla presenza di un uomo che tentava di riprendere, dalla strada, con una grossa telecamera sulla spalla, le tante anatre selvatiche dello stagno. Feci finta di non vederlo quando, in auto, lo superai, ma l’avvicinai vedendo che induceva le anatre a volare e ad allontanarsi. Gli chiesi cosa stesse facendo e che, comunque, il suo non era il modo per potere riprendere decentemente le anatre selvatiche. Mi rispose che era attratto dal disegno e dai colori della livrea della “Papardedda maschio” (dell’Alzavola) e del “Mazzacani maschio” (del Fischione) che, però, non aveva mai potuto riprendere al meglio.

Quella fu discussione che ci fece dimenticare le anatre e che ci fece comprendere che avevamo una passione in comune, la ricerca naturale. Lui aveva la passione dello studio delle piante (cactacee in particolare), io quello della fauna selvatica indigena, con in più gli uccelli migratori del Paleartico Occidentale. Mi invitò nella sua dimora abituale di Via Margi (nei pressi della riserva Preola, cioè vicino casa mia) in cui aveva una serra artigianale e un limitato spazio di terreno dove faceva sviluppare il germoplasma delle piante selvatiche che ricercava nei nostri ultimi ambienti naturali. Diventammo subito amici e, caparbio com’era, volle essere subito istruito per potere avvicinare le anatre selvatiche e riprenderle in maniera soddisfacente. Volle essere anche consigliato nell’ acquisto di manuali e libri d’ornitologia che nel giro di pochi anni, con la pratica acquisita sul campo, lo resero un ottimo birdwatcher (osservatore, ricercatore d’uccelli), capace di avvicinare e fotografare gli uccelli senza copertura (cosa che non tutti gli amatori sanno fare). Non aveva titoli ma era un autodidatta che destava l’ammirazione anche dei professori universitari che frequentavamo, l’ammirazione dell’ing. Edoardo Politano che nel corso del Life pro Capo Feto, dovendosi allontanare da Mazara, gli lasciò l’incarico di controllare gli operai della ditta che stavano eseguendo i lavori di ripristino ambientale. Lui ne approfittò e proprio alle spalle del cordone dunale subito dopo l’ex ponticello sul canale della bonifica fece scavare due gorghe in cui quasi tutti gli anni, in assenza di disturbo, è facile rilevare la nidificazione del Fratino.

Le nuove gorghe, al ritorno di Politano evidentemente furono battezzate Gorghe Palermo. Era davvero un grande ambientalista, capace di tanti slanci nell’attività di salvaguardia del nostro patrimonio naturale. Non potrò mai dimenticare quando dal Pantano Leone vedemmo un gregge allontanarsi dall’ingresso principale alle Cave di Cusa e alzarsi una colonna di fumo. Con il suo furgone vetrinato (lo rese il nostro capanno mobile) ci portammo sul posto ma non trovammo il pecoraio. Avrei voluto chiamare il 1515 ma lui non esitò a spezzare un ramo d’albero e riuscì a domare le fiamme.

Nel 2005 vincemmo il primo (ed ultimo) concorso pubblico per la gestione della riserva L. Preola e G. Tondi e quando iniziò il fuoco di sbarramento del nuovo assessore regionale, Rossana Interlandi, ex vice presidente regionale del WWF, per non affidarci la riserva, Piero le diede una sonora lezione. La nuova assessore subentrata all’On. Francesco Cascio, esaltava la passata gestione del WWF che, dietro finanziamento regionale, nella riserva Preola, stava curando un vivaio per la riproduzione della Quercia calliprina con germoplasma del luogo. Piero fece finta di nulla, ma dopo qualche giorno prese alcune piantine di Quercia calliprina che aveva riprodotto nel suo vivaio, le contrassegnò con le sue etichette e le portò all’assessore Interlandi che con il suo segretario dovette fare buon viso a cattivo gioco.Di questi episodi e delle sue lotte anche notturne contro i bracconieri, ne potrei citare a iosa, ma per motivi di spazio mi limito ad evocare l’ultimo.

Nel corso della prima campagna elettorale che ha portato l’On. Cristaldi ad amministrare la Città, discutendo di ambiente e di programmi per le nostre straordinarie ma degradate zone umide, la Colmata B in particolare, si tolse dal collo una collanina d’oro e la donò al futuro sindaco con la raccomandazione di mantenere gli impegniper il miglioramento di quei biotopi. Nel 2011, deluso, sulle pagine web, lanciò la petizione: SALVIAMO LA LAGUNA DI TONNARELLA” che rimane ancora attiva e della quale si rende nota l’introduzione anche su Mazara News. Sapeva che non condividevo le sue convinzioni filosofiche e religiose ed evitava di parlarne con me. Tra la mattina e una notte di maggio del 2013, volò alla ricerca di ecosistemi più vivibili. Io ho perso un compagno, compagno, come diceva il CHE, è più che amico, Mazara ha perso il più impegnato tutore del territorio e dell’ambiente. Per le sue continue denunce, Carabinieri e Forestali ne sapevano qualcosa.

Enzo Sciabica.