La lunga estate di quest’anno, favorendo lo scontro tra masse d’aria calde e fredde autunnali, propizierà probabilmente il superamento della piovosità media annua che si registra nel mazarese (circa 550 mm.). Mazara del Vallo, posta tra il fiume Delia e il fiume Mazaro, nonostante sia stata più volte avvisata dalla Regione del rischio idrogeologico, nonostante abbia assistito, nel 2005, allo straripamento del Delia (stava causando una vittima ed ha sommerso il depuratore comunale) e allo straripamento del Mazaro (ha danneggiato diverse imbarcazioni), non è ancora preparata a sopportare annate più piovose.
Sarebbe logico recitare il mea culpa e cominciare a correre ai ripari, sembra invece che il primo cittadino aspetti l’occasione del primo colpo d’acqua di una certa consistenza, per tornare a prendersela con la Regione, rea di “8 anni di ritardi” nella concessione degli interventi per la mitigazione del rischio idrogeologico del Mazaro che forma il porto-canale mazarese.
Sembrerebbe il caso della pioggia caduta in cui il primo cittadino, come da TGR del 19/11/2018, ore 14, a tamburo battente, ha provveduto a fare sapere che il Mazaro è straripato, appunto per gli 8 anni di ritardo nell’intervento di mitigazione del rischio idrogeologico o di dragaggio del porto che sia. Nella realtà la Regione ha già concesso l’autorizzazione a procedere nell’intervento ma non ha permesso (per fondati motivi che dovrebbero ormai essere noti a tutti oltre che agli addetti ai lavori) che i fanghi prelevati dal porto andassero a finire nella laguna di Tonnarella (Colmata B per varianti comunali non approvate tra il 1980 e il 1990), tratto di mare chiuso che ospita un “ecosistema naturale” sia marino che terrestre straordinario.
L’area lagunare, una volta colmata potrebbe essere esposta, tra l’altro, proprio al rischio idrogeologico, come accade nel restante lungomare di Tonnarella, già sopraffatto dall’abusivismo edilizio, come lascia intendere anche il P.A.I. regionale. Come il Mazaro, è straripato anche il fiume Delia, ma né il Sindaco, né tanto meno i mezzi d’informazione locali ne hanno dato notizia, eppure l’acqua, a parte l’allagamento di ettari ed ettari di territorio, ha raggiunto i piloni del ponte dell’autostrada A 29 e ha lasciato temere per le già precarie, a quanto sembra, condizioni del ponticello sulla S.S. 115.
Piuttosto che scaricare su altri responsabilità ci si passi le mani sulla coscienza, si affronti la realtà per quella che è e, se si vuole l’area lagunare della cosiddetta Colmata B (bene collettivo d’interesse naturalistico e paesaggistico) più che il dragaggio del porto, lo si dica chiaramente.