L’assessorato regionale competente,cambiato nel frattempo Assessore, piuttosto che continuare ad ascoltare l’Associazione che aveva criticato aspramente la gestione della riserva integrale in occasione del concorso pubblico per la ricerca di nuovi gestori e che aveva segnalato anche la presenza del cinghiale, preferì dare credito al Verbale del Consiglio regionale per la protezione del Patrimonio Naturale (CRPPN). Il 18/12/2006, infatti, il CRPPN, chiamato ad “esprimere il parere” sull’affidamento della riserva alla nuova Associazione il cui progetto di gestione era stato prescelto in seguito al Bando pubblico regionale del 12/8/2005, compì un’ispezione nell’area protetta. Anzichè, valutare il nuovo gestore, anzichè attenersi al mandato conferitogli dall’Ufficio regionale competente, “ritenne di sospendere la trattazione” e, contrariamente anche alle previsioni del Bando, decise di verificare “la qualità gestionale del vecchio gestore”, qualità che l’affidante non aveva messo in dubbio.
Accertamento che avrebbe potuto eseguire prima, ma non in quella specifica circostanza, senza, tra l’altro,avvisare mai la parte interessata, così come era stato anche concordato il 15/5/2006 con la Segreteria dello stesso CRPPN. Per chi ha vissuto in prima persona quella sorta di colpo di mano e conosceva perfettamente le criticità della riserva, criticità recepite dall’Assessorato (la scelta del progetto per la nuova gestione ne è una dimostrazione),definire farsesco quel sopralluogo è poco. I membri del CRPPN messi i piedi, infatti, proprio là dove sono stati rilevati i primi cinghiali e di cui permanevano, comunque, tante tracce,non si sono resi conto di nulla. Nell’apposito Verbale, infatti, non c’è un minimo accenno, erano distratti o saranno rimasti abbagliati dalle chiacchiere del vecchio gestore a proposito degli interventi compiuti sul regime delle acque sotterranee che avrebbe ridato vita al lago Preola? A ben leggere lo stesso Verbale del 21/12/2006 non ci sarebbero altre spiegazioni, è stato scritto infatti: “Lasciato il lago ci si è recati in zona A (come se il lago non fosse zona A) dove vegeta un folto eucalipteto a fianco del quale si trova un altro caseggiato….che sovrasta un’ampia area umida recuperata dopo gli interventi compiuti sul regime delle acque sotterranee.A fianco dell’area umida fiorisce un agrumeto…..”. Dopo avere tessuto le lodi e spianata la strada per confermarlo nella conduzione della riserva, guarda caso, suggerirono al vecchio gestore, il “definitivo smantellamento dei vigneti coltivati a tendone ed anche a spalliera nelle zone A”. Detto, ma mai controllato se è vero, come è vero, che i vigneti a spalliera ed anche a tendone sono sempre al loro posto (ancora più impattanti per l’impiego delle più moderne macchine movimento terra) e i cinghiali si sonoriprodotti a dismisura.

Da noi è così che sembra girare l’economia. Il gestore, infatti, dallo scorso anno, ha ufficializzato la presenza del suide nella riserva e da quest’anno, oltre all’anarchia che sembra lasciare regnare nello svolgimento delle pratiche agricole, ha varato il provvedimento per risarcire chi subisce danni per la presenza del cinghiale. Il cinghiale, quindi, simbolo del degrado della riserva, il cinghiale parafulmine di tutti i guasti che possono registrarsi nell’area protetta, destinata alla conservazione naturale. Che importanza può avere il fatto che il trattore macini le uova della Testuggine palustre che depone nei terreni vitati che scendono sin sulle sponde dei laghetti?

Che importanza può avere se, per esempio, il Pollo sultano è costretto a lasciare la nidiata perché la macchina movimento terra si spinge sin dentro la vegetazione in cui nidifica?

Che importanza può avere se i cani randagi o i cani che vanno appresso alle greggi, o i cani lasciati a guardia dei conigli, possono fare razzia di animali selvatici?

A queste condizioni è doveroso spezzare una lancia per il tanto vituperato cinghiale che, adeguatamente controllato, potrebbe rivelarsi una risorsa per la riserva. Intanto perché è un animale selvatico che fino al XVI Secolo fu in zona, assieme al francolino e ai lupi, nel famoso bosco di Tre Fontane (permangono tracce nel sughereto di Bresciana), limitrofo alla località Macchia di Lupo, quindi, alle attuali Sciare di Mazara, con il bosco del Cantarro che arrivava sin sulle sponde della foce del Delia. La storia vuole che proprio nel bosco di Tre Fontane, il duca di Napoli Barrese o Barresi (famiglia nobile siciliana, titoli e beni ereditati dalla famiglia Lanza) teneva bandita, “uccidendo una gran quantità di lupi, volpi, istrici e cinghiali”, come da Dizionario Illustrato Dei Comuni Siciliani di Francesco Nicotra. L’animale può essere catturato con mezzi incruenti e ceduto. I ricavi potrebbero essere investiti per la cura dell’area protetta o per acquisire terreni anche dietro espropriazione, come vuole la legge. Se il CRPPN anziché affossare definitivamente l’Associazione (non facente parte del CRPPN a differenza del vecchio gestore) che era stata prescelta per la gestione in seguito a Bando Pubblico, l’avesse ascoltata, come da Bando pubblico e come da richiesta degli Uffici regionali competenti, avrebbe sicuramente appreso meglio dell’originaria presenza del cinghiale nella riserva e del riallagamento reale del Lago Preola e del Gorgo Murana.

Enzo Sciabica.