È ormai noto che il cinghiale si è insediato da anni nella Piana di San Nicola di Mazara e contrade limitrofe. I primi esemplari sono stati notati nella riserva naturale integrale Lago Preola e Gorghi Tondi tra il 2005 e il 2006, ovvero nel periodo in cui l’area protetta avrebbe potuto cambiare gestore. Nelle more che la Regione provvedesse alla nomina del nuovo affidatario, in seguito a Bando Pubblico, ci fu chi non esitò a segnalare la presenza del suide nella riserva, ma nessuno sembra che abbia preso in considerazione l’avvertimento. Per questo motivo, probabilmente, i pochi esemplari di allora sono diventati i tanti di oggi. Il vecchio gestore rimasto al suo posto, dopo anni di contesa e di taciti rinnovi del mandato, finalmente si è deciso ad ufficializzare la presenza del cinghiale, pubblicizzando quindi l’attività di monitoraggio avviata per stimare il numero degli esemplari presenti e la ricerca del sostegno finanziario per un progetto di allontanamento dell’animale. Nelle more, mentre sulla questione è calato il silenzio da parte degli addetti ai lavori, sembra che qualcosa si stia muovendo per arginare le presenze, adottando metodi più naturali e meno costosi. Nel nostro ambiente, il cinghiale non ha animali che lo possano infastidire, se non i cani aggressivi e di una certa taglia. I cani nella riserva Preola, in vero, non sono mai mancati ma quelli noti sembravano buoni a cacciare i conigli e non prede della stazza dei cinghiali. Nel corso del corrente anno, a distanza, è stato rilevato un cane di grossa taglia che però si dileguava tra la folta vegetazione dei Gorghi Tondi, senza che potesse concedere l’opportunità di capire che cosa ci facesse nell’area protetta. Il pomeriggio del 6/7, appresa la notizia del suide anche lungo il sentiero per disabili, nel costone a sud del Gorgo Lentini, ho voluto verificare di persona per imprimere al gestore e all’ARTA di intervenire. Giunto a metà percorso, mentre costatavo la scomparsa della passerella per disabili, notavo il cane di grossa taglia rilevato prima tra la vegetazione dei Gorghi, nella parte alta del costone, là dove c’era un forteto di macchia mediterranea prima che venisse istituita la riserva. Mi fissava impettito ed io, stupefatto come capitò a S. Uberto quando gli apparve il famoso cervo con la croce tra le corna, più che lasciarmi cogliere dalla paura, pensai: sarà stato posto lì per allontanare il cinghiale dalla riserva? Il cane, contrariamente alle attese, non si avventò ed io ripresi a camminare nella direzione dell’osservatorio ornitologico che, dalla lunga distanza, guarda il Gorgo. Giunto nei pressi, ancora una volta stupefatto, mi sono visto venire incontro il cane che mi ha dato il benvenuto all’osservatorio. Cosa che ha rafforzato il mio presentimento circa la sua presenza per contrastare quella dei cinghiali. Del resto è noto che il Cane di sant’Uberto o blood-haund, nella patria d’origine, è stato selezionato per la “caccia al cinghiale”. Solo che a quella sorta di meticcio di S. Bernardo dovrebbe essere concesso un rifugio più confacente e non quell’osservatorio che è stato concepito per permetterne il godimento anche ai diversamente abili.

Enzo Sciabica